up and down, Atlante, i momenti neri e altre storie

C’è una frase di Les Brown che dice : “When life knocks you down, try to land on your back. Because if you can look up, you can get up. Let your reason get you back up” Cosa vi fa venire in mente? A me fa pensare che ognuno di noi può vivere momenti no nella vita, momenti spesso legati a nomi, volti, situazioni, parole. SITUAZIONI, di cui spesso in quei momenti sentiamo tutto il loro peso come Atlante che viene raffigurato reggendo il mondo, proprio lì, sulla prima vertebra cervicale della colonna vertebrale, che regge il peso statico e dinamico della nostra testa (circa 5 chilogrammi). Sembrerà una relazione azzardata ma come quando ci fa male quel punto anche nei nostri momenti down si crea un disallineamento tra testa e corpo.

Così come:  QUALSIASI TIPO DI DISALLINEAMENTO NEL TRATTO CERVICALE SUPERIORE, INDIPENDENTEMENTE DA COME SIA AVVENUTO, LIMITA E DISTORCE I MESSAGGI TRA CERVELLO E CORPO, i nostri momenti neri distorgono i messaggi facendoci perdere allo stesso modo il nostro equilibrio.

Potrebbe essere un pensiero originale, alla fine ognuno parla con le proprie metafore e i propri archetipi, ma se ci pensiamo bene la condizione di Atltante rispecchia la nostra in quei duri secondi, minuti, o giorni in cui sentiamo tutto il peso sulla nostra vertebra che regola l’equilibrio, sentendoci piegati dal peso e incapaci di alzare la testa. Atlante     [Che dite? possiamo chiamarla quindi: la sindrome di Atlante?].  Ora, come reagiamo? alcuni reagiscono parlando con gli amici, che spesso hanno una pazienza infinita ed ottime doti di ascoltatori, altri si mettono un paio di pantaloncini e iniziano a correre con della buona musica, altri ancora riempiono la vasca di acqua bollente e di sale grosso rilassandosi con un buon libro.In questi casi per qualcuno è utile che qualche amico gli porti un barattolo di nutella e funziona anche questo.Ognuno insomma ha il suo metodo in base alle energie di cui è dotato. Io, siccome sono molto curiosa, tendo ad osservare il momento e quello che provoca nella mia mente e nel mio corpo come se lo vedessi a rallentatore, procedere su ogni centimetro quadrato della mia pelle, e me lo faccio scivolare addosso, senza creare nessun tipo di repulsione o di attaccamento alle sensazioni che sento, uno degli esercizi più utili che ho imparato attraverso tanti corsi di meditazione Vipassana.

BadMoments Quindi quando mi trovo in sua compagnia cerco di non reagire inizialmente, osservo, per quanto possa durare. Mi lascio andare e penso a Bruce Lee :), quando dice “Be water my friends“, ed in effetti credo che mantenere la propria fluidità sia un elemento essenziale per puntare le nostre energie nella direzione giusta. Un esercizio che poi adoro fare è lo Yoga, che fluidifica il corpo e la mente. Poi cosa faccio? Metto in classifica il momento down più brutto del mese con quello più bello e li confronto.

Dunque vediamo  ad esempio la mia classifica di settembre:

1 – Momento up:  vedrò per la prima volta la bambina di una delle mie più care amiche al suo battesimo

2 – Momento down: quando mi sono messa davanti al computer per scrivere la mia mente si è completamente annebbiata, mi sentivo come “Il viaggiatore sopra la mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. Avete notato una cosa? Quante parole usiamo per descrivere i brutti momenti? e quante poche invece per descrivere quelli belli? perché i momenti belli appartengono alla fluidità della vita, e ci fermiamo poco ad osservarli, non serve li vogliamo vivere! e basta. Invece i primi ci pesano e nel tentativo di farli scomparire li descriviamo con tutte lo sforzo che possiamo fare. Le conseguenze che possono derivare da un cattivo momento e da approfondimenti del nostro malessere sono devastanti per la mente e di conseguenza per il nostro corpo, entrambi bloccati in un momento senza via d’uscita.

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Vorrei per questo oggi proporvi una sfida.

La stessa sfida che è nelle righe iniziali di questo post. Prima di andare a dormire guardate le stelle. Guardate su. Su su. Guardate il cielo, la luna, le stelle, l’universo immaginando che sia infinito e che si stia espandendo al ritmo del nostro battito e che le nostre energie lo fanno muovere. E poi sognate. Sognate come quando eravamo bamibini, come quando mia sorella da piccolissima puntava a conquistare la Luna:  la osservava dicendo “ora salo e la vado a prendere”. Alla sera, allo stesso modo, mi metto seduta davanti alla finestra e la osservo e alla fine mi dico, ok, io punto a lei e se non ci arrivo avrò comunque viaggiato tra le stelle. Con AMORE, olivia.

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